Syd Barrett

Syd Barrett

Roger Keith Barrett (Syd Barrett) è nato al 60 di Glisson Road, Cambrige, il 6 gennaio 1946, deceduto il 9 luglio 2006 sempre a Cambridge, quarto dei cinque figli del dottor Arthur Max Barrett e di sua moglie Winifred. Da adolescente era un ragazzo di bell’aspetto, dotato di una personalità vivace e magnetica che gli permetteva di farsi degli amici con estrema facilità. Prese dal padre la passione per la pittura e già dall’età di 11 anni dimostrava un grande talento artistico. Incoraggiato dalla madre prese lezioni private proprio davanti a casa sua e ben presto si convinse che la pittura avrebbe segnato il suo futuro. Era un ragazzo poco disciplinato, oltre a dipingere seguiva poco le altre lezioni, anche se era entrato nelle grazie dei professori perché era un ragazzo servizievole e simpatico. A 14 anni si interessò moltissimo alla musica, allo stesso livello ossessivo della pittura, e convinse i suoi genitori a comprargli una chitarra. Passò i pomeriggi interi a casa sua assieme ai suoi amici cercando di combinare qualcosa di buono. Ben presto la sala della signora Barrett diventò una sottospecie di Club. In quel periodo i suoi conoscenti e familiari cominciarono a chiamarlo syd, il soprannome gli venne dato al Riverside; un locale jazz dove era solito andare tutti i giovedì sera. I frequentatori del club furono abbastanza incuriositi dalla presenza di un assorto studente, che sembrava contento di starsene seduto in un angolo a guardarli mentre vagavano sui loro strumenti. Una delle istituzioni del locale era un anziano batterista chiamato Sid Barrett. I jazzisti non ci misero molto a scoprire che “Sid The Beat” aveva un omonimo e ben presto cominciarono a riferirsi ai due diversi Barrett come Sid, anche se, probabilmente per distinguerli meglio, lo pseudonimo di Roger era sempre pronunciato con una “y”. A 16 anni, Syd si buttò a capofitto nel vortice adolescenziale di festini, sigarette, bevute e sesso occasionale. Ben presto formò un suo gruppo, ma non durò per molto, era più un gioco per lui ed il resto della band. A 17 anni ci fu un concerto dei Rolling Stones a Cambrige, Syd aveva sentito parlare bene del gruppo, che non era ancora diventato famoso, e disse che sarebbero diventati grandi. Si mise a parlare con Mick Jegger, che notò la sua figura in fondo alla sala, e discusse delle mode musicali sorseggiando una bibita. Syd era una persona di indubbio carisma e di immensa popolarità, ma ogni tanto si chiudeva in se stesso, aveva un lato oscuro. Dalla primavera del 1964 l’amico Gordon aveva constatato un chiaro cambiamento nell’arte di Syd, che si era fatta più astratta. Intingeva nel colore dei vecchi vestiti e li attaccava alla tela. In quell’anno ci fu una svolta rilevante per la carriera musicale di Syd. Si formarono i Leonard’s Lodgers (inquilini di Leonard) composti da Nick Mason, Bob Klose (per un breve periodo), Syd Barrett, Roger Waters e Rick Wright (dopo un paio di mesi). Il nome non durò molto, venne sostituito dallo stesso Syd con quello che ne avrebbe fatto grandi le loro canzoni, Pink Floyd. Il nome proviene da due bluesman brizzolati della Georgia, Pink Anderson e Floyd Council. Presto si trovò al bivio, pittura o musica? L’unica carriera che si prospettava davanti a lui se avesse scelto di continuare a disegnare era quella di insegnante, per lui non fu difficile scegliere il campo musicale, visto il suo importante ruolo nel gruppo come voce solista e chitarra. I Floyd cominciarono a suonare nel consueto circuito di festine, pub e politecnici, cominciando a riscuotere un discreto successo. Nell’estate 1965 Syd e la sua nuova band cominciarono ad assumere droga in modo pesante, tanto che il nome Pink Floyd sarebbe diventato sinonimo di Lysergic Acid Diethylamide, meglio conosciuto come LSD. Non erano a conoscenza delle causa che provocava tale droga e ne facevano un uso smisurato. Ciò a cui Barrett pervenne in coseguenza dell’uso di droga, manifestando un temperamento inspiegabilmente violento, non deve sorprendere alla luce dei risultati delle successive ricerche sull’LSD, che dimostrarono come, durante le primissime ore dall’assunzione, si verifichino spesso violenti attacchi incontrollabili; gli stessi cui avrebbero assistito i molti amici e le future ragazze di Barrett. Non avere regole era una cosa cui Syd teneva molto. Riusciva ad andare oltre alle cose visibili grazie all’arte e alla sua componente intellettuale. Era a favore dell’anarchia e della rivolta. Il locale che portò in ribalta il sound dei Pink Floyd fu l’UFO, avevano piena libertà e l’atmosfera psichedelica che si era venuta a creare in quel periodo a Londra era in simbiosi con le loro singolari canzoni. Miscelavano immagini, luci e musica per creare un nuovo genere caratterizzato da echi e nuove tecniche che prima non aveva preso nessuno in considerazione. Il gruppo ruotava attorno a Syd, era un maestro nell’improvvisazione, mentre gli altri componenti avevano disciplina. “Non esistono regole!” era lo slogan di Barrett. Il loro primo singolo “Arnold Layne” fece scalpore. In quegli anni era più unico che raro trovare una canzone che non parlasse di amore, in più la storia di un uomo di nome Arnold che va in giro a rubacchiare i vestiti da donna per poi provarseli davanti allo specchio era definita una sconceria dalla critica. Ebbe comunque un discreto successo in Inghilterra e venne recensito con esito positivo. Cominciarono i primi strani comportamenti di Syd, faceva fatica a comunicare con i suoi amici e parenti e aveva uno sguardo assente. In uno dei concerti all’UFO si mise a cuocere un uovo in una pentola da campeggio, tutti facevano fatica a riconoscere quello che poco tempo prima era stato un ragazzo dal forte carisma. Se ne andava nel bel mezzo degli spettacoli facendo rimanere allibiti gli altri componenti del gruppo ed i suoi fan. Registrare con lui era molto difficile, era diventato disinvogliato e non faceva altro che comportarsi come voleva senza seguire nessun consiglio, ed aveva degli sbalzi d’umore molto frequenti. Nonostante tutto questo nel 1967 venne pubblicato il primo album dei Pink Floyd “THE PIPER AT THE GATES OF DAWN”, nome tratto da un capitolo di un libro per bambini. Ebbe un successo immediato, anche se i fan erano rimasti un po’ deluso dalla copertina che ritraeva i quattro componenti con un effetto caleidoscopico. Venne recensito con entusiasmo da molte riviste musicali e tutt’ora e considerato come uno dei migliori 100 album della storia, ed era solo un debutto che avrebbe segnato anche i lavori futuri del gruppo. Dopo il successo la rapida rovina di Syd. Nell’ultimo periodo era solito a salire sul palco ed eseguire un solo accordo per l’intera durata del concerto e si rifiutava spesso di cantare, lasciando posto a Waters. Fissava il pubblico e restava seduto a gambe incrociate. Era diventato di grosso intralcio per la carriera dei Pink Floyd. Presto i componenti del gruppo si decisero a chiamare David Gilmour per una band a 5 componenti, lui non si fece perdere l’occasione.Furono 5 i concerti con la band al completo poi si decisero ad allontanare Barrett dal gruppo. In una storica session fotografica si può notare in una foto l’emaciato Barrett che figurava con occhi infossati dietro a Waters e Mason, oscurato quasi completamente dalle loro spalle. L’immagine nitida di Waters, Mason, Writh e Gilmour contrasta nettamente con quella sfuocata di Barrett. Non si sa se, per caso o premeditazione, il fotografo sbagliò a regolare la profondità di campo, lasciando sullo sfondo l’immagine fantasma di Barrett, commento eloquente della sua posizione in quel periodo all’interno del gruppo. Nell’album seguente dei Pink Floyd, A SAUCERFUL OF SECRETS, venne inserita la canzone Jugband Blues di Syd, che assumeva una intensità tutta nuova alla luce del suo esaurimento nervoso e del conseguente allontanamento dalla band. Syd non ci stò subito, andò ai concerti dei Floyd e si sedette davanti a Gilmour a lanciargli occhiatacce per i resto dei concerti. La situazione era insopportabile, ma ben presto finì. Syd ancò ad abitare da due suoi amici, Jack e Sue, che avevano l’abitudine di correggere il caffé con l’acido. Quando Storm Thorgeson di imbattè in Syd scoprì che stava viaggiando ininterrottamente da 3 mesi. Era diventato molto violento picchiava senza tregua la sua fidanzata di allora, Lynsey, presto la storia fra i due finì. Ora sperimentava sempre più l’LSD e il mandrax e di ritorno a Cambrige, dopo un viaggio con la sua Mini, venne ricoverato per un trattamento psichiatrico nell’ospedale della città. Un avvenimento memorabile di questo momento critico della vita di Syd illustra a forti tinte come il suo comportamento poco ortodosso abbia contribuito ad alimentare la leggenda. E’ noto come “l’incidente del mandrax” e si dice che sia accaduto durante uno dei suoi ultimi concerti coi Pink Floyd. Sebbene non si conosca il luogo in cui si consumò il fatto, pare che capitò quando il gruppo era già salito sul palco e aveva lasciato Barrett solo in camerino a sistemarsi freneticamente i capelli. Come ultima risorsa, più per disperazione che per altro, il chitarrista gettò le colorate pillole di mandrax in un vasettodi brillantina e si versò l’intruglio sulla testa. Dopo aver preso la chitarra salì deciso sul parco. Sotto le luci calde l’intruglio coagulato cominciò a sciogliersi e a gocciolare sulla fronte di Syd. Una ventina di fan sballati, che si trovavano in prima fila, gridarono all’unisono, mentre la sua faccia sembrava sul punto di disintegrarsi davanti ai loro occhi. Dopo esser stato cacciato dalla band Syd si trasferì in un nuovo appartamento con il suo amico Fields, le cose sembrava andare migliorando e presto ebbe voglia di mettersi al lavoro per un disco solista. Mise insieme un buon numero di canzoni e sbarcò nuovamente sul mercato con l’album THE MADCAP LAUGHS (LA TESTAMATTA RIDE); era solito ridere in faccia alle altre persone per farle sentire stupide, da questo viene il titolo dell’album. Alcune canzoni registrate furono una catastrofe… durante She Took A long Cold Look, Syd addirittura balbetta e si può sentire chiaramente il rumore delle pagine delle pagine dei testi girate. Cantando con una voce strozzata, Syd si lancia in Feel senza alcun accompagnamento alla chitarra. Durante la conclusiva If It’s In Tou finisce per crollare ed è costretto a ricominciare. Syd non riusciva proprio a trovare l’intonazione giusta della canzone che , più di ogni altra spinse il Melody Maker a definire il disco “la mutilazione e la follia che rappresentano la mente dissociata di Barrett”. Negli anni, questi pezzi angosciati hanno suscitato una considerevole controversia: era veramente necessario includerli nell’album? E per quale motivo venne omessa la classica Opel, inedita fino al 1988, anno di pubblicazione del disco di rarità? In definitiva THE MADCAP LAUGHS venne apprezzato, ma poco pubblicizzato dalla EMI e di conseguenza poco conosciuto. Il secondo disco, BARRETT, venne registrato con la collaborazione di Gilmour, Wright e Jerry Shirley (un giovane batterista). Era molto difficile registrare insieme a Syd, così decisero di incidere prima la parte di Barrett e poi quella degli altri componenti. Un disco piuttosto folle, ma grande! Nella copertina sono raffigurati degli scarafaggi, si pensa che sia in tributo ad una delle band preferite da Syd, i Beatles. In Questo periodo continuarono gli strani comportamenti di Syd, ora era sempre più solitario ed a causa di alcuni pesanti litigi con Field lasciò Londra per tornare a Cambridge con la fidanzata Gayla nel tranquillo seminterrato della madre di Barrett. Erano arrivati quasi a sposarsi, ma la folle situazione di Syd andava peggiorando ed era impossibile da gestire: mentre si festeggiava il fidanzamento tra i due a cena, Syd tossì improvvisamente e sputacchiò, smise di mangiare e andò di sopra. Quando tornò i parenti si accorsero che si era tagliato i capelli a zero e fecero finta di niente. Continuava ad accusarla di tradimento e spesso arrivava a picchiarla. Presto si lasciarono. Intanto la leggenda di Barrett andava aumentando, mente i Pink Floyd diventavano famosi lui viveva recluso in una cantina. L’assenza di Syd dalle scene generò voci sempre più frequenti, guarnite di ogni genre di rivelazioni. Durante l’estate 1971, varie fonti londinesi davano Barrett o morto o in carcere o ormai ridotto ad un vegetale. Le storie che circolavano indussero Peter Barnes, che lavorava per l’editrice di Barrett, la Lapus Music, a diffondere un comunicato in cui sosteneva che un nuovo singolo del chitarrista sarebbe stato registrato nell’immediato futuro, con la collaborazione di “amici del rock business che sono membri di gruppi molto noti”. La cosa, inutile dirlo, non accadde mai. Ecco una spezzettone di intervista a Syd che finì sul Rolling Stone: “scomparendo… evitando quasi tutte le cose… sto percorrendo la strada all’indietro. Non faccio altro che perdere tempo. Cammino otto miglia al giorno. Scommetto che si vede. Ma non so come ci riesca. Scusa se non riesco a esprimermi in modo molto coerente ma, sai, mi sento completamente tranquillo. O almeno credo di esserlo. Sono pieno di polvere e di chitarre. L’unica cosa che ho fatto quest’anno è farmi intervistare. E mi riesce bene”. Syd passava il tempo vagando per Cambrige, armeggiando con le chitarre, ascoltando dischi e dipingendo. A 24 anni provò per l’ultima volta ad entrare un gruppo, gli stars, ma finì molto velocemente a causa di una recensione di un loro concerto apparsa sul Melody Maker che descriveva Syd come discontinuo, disordinato e si chiedeva chi lo avesse più ascoltato. L’autore della recensione, Roy Hallingworth, e ci rimase molto male sostenendo di aver scritto solo quello che aveva visto ed udito. Subito dopo un’ultima prova per il suo terzo album solista, ma anche questa andò in frantumi. La continua ascesa dei Pink Floyd portò Syd in corto circuito, venne trovato nella sua cantina mentre distruggeva i mobili. Si fece male e fu costretto ad essere ricoverato nuovamente in ospedale. Nel 1973, secondo le voci, Syd fece un’apparizione a sorpresa. Pete Brown, paroliere di Jack Bruce, andò a Cambrige per incontrarsi con il suo socio, visto che i due avevano deciso di suonare in una sala locale. Ricorda Brown: “Jack viveva a Colchester ed io quel giorno arrivai tardi al concerto. Sul palco c’era un gruppo che stava facendo una Jam. Jack era al basso e con lui c’era anche un chitarrista dall’aspetto strano che suonava accordi jazz. Erano i capelli corti e il portamento autorevole a imporlo sugli altri. Più tardi durate il concerto vero e proprio, salirono sul palco cari poeti a leggere i loro lavoro e io dedicai il mio a Syd Barrett, affermando che era stato lui a iniziare tutto in Inghilterra. Con mia sorpresa, lo strano chitarrista si alzò in piedi tra il pubblico e disse: “No, non sono stato io”. Saltò fuori che era proprio lui”. Syd sarebbe entrato di lì a poco del crepuscolo da cui sarebbe emerso solo occasionalmente. Presto diventò grasso e pelato e la sua storia continuava imperterrita con il cammino della sua vecchia band, era come uno spettro sempre presente che ebbe durata fino alla fine del mito Pink Floyd. Ancora oggi la sua storia riserva un certo fascino, portata avanti anche da una canzone scritta dal suo compagno di gruppo Roger Waters, Shine On You Crazy Diamond. Chiudo questa biografia con le parole alcune parole di Waters: “come compositore di canzoni Syd era un fuoriclasse. Non avrei mai potuto raggiungere le sue intuizioni e le sue percezioni folli. Tant’è vero che per molto tempo non mi sono mai sognato di attingere da intuizioni mie. Ho sempre attribuito questa sua capacità alla relazione che Syd stabiliva con il proprio subconscio e con quello del gruppo. Mi ci sono voluti quindici anni per fare qualcosa di simile. Ma cos’è che rendeva Syd capace di percepire le cose a quel modo? E’ come dire: perché un artista è un artista? Gli artisti sentono e vedono le cose semplicemente in modo diverso dagli altri. Da un certo punto di vista può essere una benedizione, ma può anche rivelarsi una terribile maledizione. Ci si ricava un sacco di soddisfazione, ma spesso può anche diventare un peso tremendo”.